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Mascherina: e se avesse contribuito alla prevenzione uditiva?

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E se l’utilizzo della mascherina per contrastare il Coronavirus avesse contribuito alla prevenzione uditiva

Nel maggio 2020, in pieno lockdown, la redazione di ValdoTv si era dedicata ad una serie di articoli che sollevavano il problema di come il Coronavirus abbia accentuato le discriminazioni sociali

All’epoca avevamo constatato come gli aspetti più rilevanti che riguardavano (e riguardano tutt’ora) la salvaguardia della nostra salute, come il distanziamento sociale e le mascherine, avessero aggravato la sensazione di isolamento e frustrazione di alcune categorie di persone, fra cui coloro che hanno problemi di udito.

E se invece tutto ciò avesse avuto un (piccolo) risvolto positivo? 

Per ampliare la tematica abbiamo intervistato il Dott. Luca Martignon, audioprotesista che opera a Valdobbiadene e Montebelluna nei Centri “Udite Udite. La differenza è sentire.

DOMANDA: Dott. Luca Martignon, la ringraziamo per la sua disponibilità. Nel 2020 avevamo pubblicato un articolo intitolato: “Coronavirus: consigli di comunicazione (per tutti), oltre la mascherina” al fine di dare alcune semplici indicazioni di buona comunicazione in presenza della mascherina e di persone con problemi di udito. L’editoriale non era superfluo considerando che in Italia sono circa 7 milioni le persone che soffrono di ipoacusia o di un abbassamento all’udito… 

RISPOSTA: Giustamente voi di ValdoTv avevate sollevato un problema non da poco: il virus ha impattato in modo gravissimo sulla nostra vita sociale, sull’economia, sul lavoro e anche sul nostro modo di comunicare… Dall’altro lato, si è rivelato un fattore che ha spronato molte persone a prendersi finalmente cura di sé e del proprio udito. Quello che sto dicendo è che l’utilizzo della mascherina si è rivelata una inaspettata occasione di prevenzione uditiva perché è stata in grado di individuare insospettabili casi di calo dell’udito. 

D: Afferma ciò su quali basi? Ci sono studi a riguardo? 

R: Non ci sono ancora dati precisi a riguardo, ma è ciò che è emerso tramite numerosissimi pazienti che ho ricevuto in studio nell’ultimo anno, e mi sto riferendo a persone di tutte le età, che non sospettavano minimamente di non sentire bene. Sono in contatto con altri colleghi di tutta Italia e anche loro mi hanno confermato che l’uso della mascherina ha innescato questo processo di presa di coscienza del proprio benessere uditivo. 

D: Ci può spiegare esattamente le dinamiche per le quali è avvenuto questo? 

R: Perché comunicare con la mascherina è a tutti gli effetti un nuovo modo di comunicare, scusate la ripetizione, ma con una barriera visiva nel mezzo! E le persone, spesso senza rendersene conto, suppliscono alle carenze uditive osservando la mimica espressiva e leggendo il labiale. La mascherina, poi, di per sé, attutisce il suono della voce, tanto che a volte non capire bene è normale. Ma se non riuscire a seguire una conversazione diventa qualcosa di invalidante, allora siamo in presenza di una situazione da indagare e che richiede un controllo dell’udito. 

D: Parliamo anche del fatto che dall’anno scorso moltissime situazioni sociali si sono trasferite online.  Noi come redazione abbiamo da sempre seguito e trasmesso parecchi eventi web, ma molti erano impreparati e… 

R: Comprendo benissimo il vostro discorso perché, in effetti, i primi campanelli d’allarme per un calo dell’udito sono rappresentati dalla difficoltà nel seguire la televisione, la radio o capire bene il sonoro dal pc. Molti hanno iniziato a comunicare in pandemia solo tramite videochiamate, zoom o skype… scoprendo che non sentivano bene! E ci tengo a dire: quando una persona ha un calo d’udito, non si risolve il problema semplicemente alzando il volume!

D: Ma è davvero così difficile rendersi conto di avere un problema di udito? 

R: Dopo 15 anni di professione, posso dare una risposta affermativa, aggiungendo un piccolo “ma”. Il problema non è tanto nel “rendersene conto” ma “nell’accettarlo” a causa della disinformazione che ruota intorno al tema benessere uditivo. Da “esterni” sarebbe naturale pensare che in presenza di un calo d’udito, che comporta difficoltà non da poco, anche nella più banale situazione quotidiana, la prima azione sia quella di prenotare una visita di controllo o informarsi sulle possibili soluzioni. Invece, le persone si abituano molto presto a convivere con questa situazioni! Diventa per loro così normale che progressivamente adattano e limitano il loro stile di vita. 

D: Questo è un momento di per sé difficile a causa del “distanziamento sociale”, e il non sentire bene divide ulteriormente le persone. Allora crediamo sia il caso di lasciarle spazio per un ulteriore piccolo consiglio finale. 

R: La cosa più importante che mi preme dire, sia come professionista e anche come singolo, è che: non è il problema dell’abbassamento dell’udito, quanto il fatto di ignorarlo, perché se diagnosticato tempestivamente può essere affrontato in modo più che efficace, come qualsiasi patologia, dal resto. La prevenzione è essenziale anche perché, avete ben detto, chi non sente tende ad isolarsi, con probabili risvolti negativi anche in ambito psicologico. Quindi grazie per avermi ospitato e invito tutti ad un periodico controllo dell’udito. 

Chiunque volesse offrire altri spunti di riflessione sulla mascherina e udito, o inviarci la propria testimonianza al fine di ampliare il tema della prevenzione (uditiva e non solo) in tempo Covid, può farlo

– contattando la redazione di ValdoTv a sofiaf.valdotv@gmail.com 

– attraverso la pagina Facebook “Udite Udite” 

®Riproduzione riservata


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Sofia Facchin

Freelance nell'ambito della comunicazione e content writer, con il pallino della promozione territoriale, collabora con diversi enti, fra cui l'Associazione Musicale "Toti dal Monte" e la formazione musicale "Piccola Orchestra Veneta", di Solighetto (Tv).  Attualmente è  impegnata nello sviluppo del progetto personale "Proprio Dietro Casa", finalizzato alla valorizzazione del Veneto, non solo come meta turistica, ma anche come "luogo dell'anima". Sofia coltiva la passione per i Paleoveneti, dalla cui sapienza antica trae spunti per itinerari e riflessioni sul mondo che la circonda.

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