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Veneto: il nuovo DPCM infierisce nel settore fieristico già in crisi

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Gli ultimi blocchi imposti dal DPCM, suscitano molto malcontento; non tanto per gli stop imposti, ma, sopratutto, per la modalità in cui sono arrivati e l’indifferenza per la situazione in cui tante categorie si ritrovano. Uno dei settori già in crisi per le chiusure precedenti, è il ramo fieristico.

“La decisione del Governo di impedire lo svolgimento delle rassegne nazionali e internazionali, dopo aver già fermato i convegni e i congressi, piomba come un macigno su un settore già molto penalizzato – evidenzia Maurizio Danese, presidente di Veronafiere spa – È un fatto molto grave, perché il settore ha già perso da marzo a settembre il 70% del fatturato. Ora a questo si aggiungono i pesanti danni dovuti alla sospensione immediata. Molti quartieri, infatti, compreso il nostro, avevano iniziato gli allestimenti per le manifestazioni che si sarebbero dovute tenere breve e per le quali erano stati predisposti anche ingenti investimenti in promozione e comunicazione”.

“Come ho fatto notare durante la presentazione del Report di sostenibilità 2019, per noi, il 2020 avrebbe rappresentato un anno decisamente record in termini di fatturato e utili – commenta il Presidente di Pordenone Fiere, Renato Pujatti – Purtroppo questa crisi sanitaria e le chiusure disposte dal Governo e dalla Regione per contenere l’epidemia hanno fatto virare in rosso i nostri conti. Ci auguriamo, quindi, che i tanto promessi ristori e indennizzi per il settore arrivino tempestivamente e in misura congrua, anche dall’Amministrazione Regionale”.

Anche Padova Fiere si unisce al coro del malcontento rilasciando un comunicato dove è possibile leggere: “Nei giorni scorsi, proprio alla luce del precedente decreto, avevamo continuato a lavorare con fiducia all’organizzazione di un appuntamento che si delineava particolarmente ricco di contenuti e di novità, rafforzando ulteriormente tutte le misure di sicurezza sanitaria già previste per garantire la serenità di visitatori ed espositori. Un segnale positivo e rassicurante in questo senso era arrivato anche da Auto e Moto d’Epoca, manifestazione che si è conclusa nel nostro quartiere fieristico e che si è svolta senza alcun intoppo.

Il nuovo decreto ha modificato il quadro imponendo la chiusura e non ci resta che prenderne atto. L’appuntamento con la fiera delle passioni è quindi rimandato al 2021, nella speranza sia davvero una grande festa per tutta la città”.

Il Presidente di Longarone Fiere Dolomiti, Gian Angelo Bellati sottolinea come “con estremo rammarico dobbiamo posticipare la fiera di Arredamont. Abbiamo investito molti soldi per garantire la sicurezza e la salute dei nostri espositori e visitatori, ma inutilmente a causa di un decreto che ci mette in estrema difficoltà e provoca ingenti danni economici.

La cosa che ancor più ci rattrista è la totale mancanza di programmazione e strategia che questo dpcm dimostra, dato che solo una settimana prima, con il precedente dpcm, era stata consentita la possibilità di realizzare la fiera, dandoci quindi il via a importanti spese ed investimenti.

Auspichiamo che il Governo sappia affrontare l’emergenza economica tanto quanto quella sanitaria mettendo subito a disposizione i necessari e cospicui finanziamenti a fondo perduto indispensabili per compensare le enormi perdite generate da decisioni imprevedibili che danno l’idea della totale ‘non comprensione’ del nostro settore.

Segnaliamo anche, che fino ad oggi, nulla o quasi nulla è stato previsto dal Governo per dare un concreto aiuto al settore fieristico in un momento di così grave difficoltà.

Nonostante le motivate richieste di aiuto, il Governo non è intervenuto in nostro favore mettendo a rischio di sopravvivenza tutto il sistema fieristico italiano. Aiuti importanti, al contrario, vengono erogati dai Governi stranieri ai propri sistemi fieristici causando così ancora più difficoltà al nostro sistema fieristico; una situazione ‘non equa’ che ci rende impossibile competere sotto tutti i profili rischiando di farci cadere in una ‘voragine’ da cui ben difficilmente si riuscirà a risalire con il rischio di porgere il fianco ad eventuali acquisizioni da parte di enti fieristici stranieri”.



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