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Coronavirus e associazionismo: cosa succederà? Ne parliamo con Fiorenzo Boccato

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Nelle disposizioni governative, in merito alla FASE 2, mancano ancora chiari riferimenti al terzo settore e a tutto il micro mondo associazionistico che, a livello territoriale, è erogatore di un importante ruolo sociale, culturale, formativo e aggregativo.

La scelta di questa linea dipende sicuramente dalla volontà di prudenza: pensare ora a manifestazioni culturali, ludiche, o ad eventi ad ampio respiro, è difficile. Quello che possiamo fare, però, è il punto della situazione.

Ne parliamo con Fiorenzo Boccato, di Art Grow, Associazione Culturale di Salgareda. Una interessante realtà che, nel suo piccolo, può farci capire come non tutto possa essere esiste (e resistere) in “remoto”.

Soprattutto quando si parla di formazione.

D: ARTGROW è una associazione nata con l’ambizione di promuovere le attività artistiche e ricreative atte a diffondere la cultura, in particolare quella musicale. Come molte realtà del terzo settore state vivendo una situazione difficile: le vostre attività – non essendo legate alla salute e alla salvaguardia della persona – non sono considerate “di prima necessità”. C’è il classico detto che “di cultura non si vive e non si mangia”, eppure chiusi nelle nostre case ci cibiamo proprio di questo: leggiamo, scriviamo, guardiamo l’opera, andiamo al museo e ascoltiamo musica…pensa che questo momento storico possa cambiare la visione che il singolo ha della cultura e del suo ruolo?

R:  Di cultura si può vivere. In queste settimane si sta “consumando” una gran quantità di cultura, di tutti i tipi e realtà come la nostra, fatta di persone volontarie, senza essere pagate, stanno svolgendo un ruolo indispensabile, sia per la produzione, che per la divulgazione  di cultura, con investimenti molto bassi. Sicuramente è cambiata la visione che il consumatore ha della stesso cultura. Spero sia cambiato, positivamente, anche  il ruolo della cultura creata dalle associazioni, fondamentali per la “sopravvivenza” della persona e dell’anima. Poi ci sono realtà che sperperano milioni, un solo esempio, i teatri stabili, che con costi assurdi  devono puntualmente essere ripianati da denaro pubblico, quindi soldi nostri. Se solo un terzo fosse dato alle associazioni culturali no profit,  si creerebbe un volano virtuoso, non solo economico/occupazionale, ma di offerte culturali meravigliose.

D: Fra le vostre iniziative, organizzate da svariati anni, c’è il concorso canoro “Canta in Giro”. Normalmente, ad aprile/maggio si aprono le iscrizioni, mentre, chiaramente, quest’anno è stato impossibile. Slitterete completamente al 2011 o confidate in una ripresa autunnale?

R:  Siamo in attesa di vedere cosa deciderà il governo, quali e come saranno le “aperture”. Non nascondo la speranza di poter svolgere la 27° edizione nel 2020, magari nel periodo autunnale. Ma vedremo….

I vincitori del “Canta In Giro” 2019 con Fiorenzo Boccato, ospiti a Radio Sorriso. È naturale chiedersi quando potranno tornare momenti di questo tipo.

D: “Canta in Giro” è aperto a concorrenti di qualsiasi età, ma sono i giovani i più coinvolti e desiderosi di mettersi alla prova, di imparare. Il tema della formazione è attuale, noi stessi di ValdoTv abbiamo raccontato come Unesco sia preoccupata in merito al mancato diritto di istruzione che si sta manifestando. Quanto stanno perdendo e perderanno i giovani in formazione, nel senso più ampio del termine?

D:  Non sono molto preoccupato della  perdita di formazione in termini quantitativi, visto il forzato isolamento, ma della qualità e accesso alla formazione. Per accesso intendo anche questioni come la connessione internet poco stabile. Posso testimoniare che ci sono paesi del nord est che hanno grandi difficoltà di connessione. Non parliamo poi dei costi e del fatto che non tutte le famiglie dispongono di pc o tablet in numero corretto perché ogni membro possa studiare o lavorare. Poi c’è la qualità della formazione, spesso troppo generalista e  incompetente, con una burocrazia asfissiante. Sinceramente penso che non bastino 4 pagine ad elencare le falle che ci sono.

D: C’è un grande desiderio di tornare alla normalità, ma, forse, ci sfugge che abbiamo la straordinaria possibilità di cambiare le cose… in meglio. Nel panorama della formazione musicale, in cosa pensa si possa migliorare? Più fiducia e investimento nel talento dei giovani?

R:  Credere di più nelle associazioni che svolgono formazione e produzioni musicali di tutti i tipi, che offrono occasioni di confronto, senza l’esigenza improrogabile del successo a tutti i costi, che venga data la possibilità di creare terreno fertile affinché i giovani, e non solo, possano cimentarsi ad esprime il loro talento. Credetemi, tutti hanno un talento, il più è scoprirlo.

D: Non è solo il direttore artistico del “Canta in Giro”, ma anche un appassionato d’opera e cantante. Il “canto dai balconi” ha catalizzato l’attenzione, e a volte il malumore, di molti: qualcuno lo considera irrispettoso verso le persone che stanno vivendo in prima linea le difficoltà del momento, altri sottolineano l’elemento aggregante di fare qualcosa insieme, proprio ora che siamo costretti al distanziamento. Come idea si è fatto a riguardo?

R: Accontentare tutti è impossibile. Sono dell’idea che queste esibizioni, a volte folcloristiche, e altre molto professionali, siano il termometro di come si senta la gente. Trovo bellissimo sentire e vedere gente che canta, balla  e suona, non solo come sfogo ma per far piacere agli altri. Sono per incentivare qualsiasi forma artistica, sempre nel rispetto degli altri.

Speriamo che così inizino a pensarla anche gli organi competenti e che nel futuro, dopo la “lezione Coronavirus”, siano presi i giusti provvedimenti per incentivare, sostenere economicamente e favorire la cultura. Dando attenzione e tutela agli operatori che si mettono a disposizione in questo ambito.

Cultura.

Elemento strategico che ci sta tenendo in vita e senza la quale questa quarantena si sarebbe rivelata, dobbiamo essere onesti, molto più dura.


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