Il debito residuo medio raggiunge 42.124 euro, oltre 9mila in più della media nazionale. Camarotto: «Le difficoltà delle famiglie possono ripercuotersi sulle piccole imprese»

I debiti famiglie Treviso rappresentano oggi una delle sfide socioeconomiche più urgenti per il territorio della Marca. Secondo gli ultimi dati elaborati da CRIF relativi al primo semestre del 2026, incrociati con le retribuzioni ISTAT dal Sole 24 Ore, chi ha un mutuo o un prestito in corso nella provincia deve restituire mediamente 42.124 euro. Una cifra che supera di oltre 9.000 euro la media nazionale, fissata a 32.899 euro. Per estinguere questa somma servirebbero teoricamente 22 mensilità di stipendio, contro le circa 19,5 della media italiana.
Debiti famiglie Treviso: il peso delle rate nella Marca
Nella provincia di Treviso, il 57,1% della popolazione maggiorenne risulta avere finanziamenti attivi, tra mutui, prestiti personali e credito al consumo. Il debito residuo medio locale supera del 28% quello nazionale e del 4,3% la media veneta, quest’ultima pari a 40.389 euro. Uno scenario che trova un riscontro simile nella vicina Padova, dove il 60,2% della popolazione ha finanziamenti in corso e l’esposizione media raggiunge i 44.475 euro.
«Il dato che deve farci riflettere è il rapporto tra debiti e redditi», dichiara Stefano Camarotto, presidente di CNA Unimpresa Treviso. «Un mutuo per acquistare casa rappresenta spesso un investimento importante e il credito è uno strumento indispensabile. Le difficoltà nascono quando le rate diventano troppo pesanti rispetto alle entrate».
Il doppio rischio per artigiani e piccole imprese
Il quadro si complica ulteriormente per il tessuto produttivo locale. Per gli artigiani e i piccoli imprenditori, l’indebitamento presenta complessità aggiuntive: ai finanziamenti per le necessità familiari si sommano quelli indispensabili per l’attività. Nelle imprese individuali e in alcune società di persone, la responsabilità per i debiti aziendali può coinvolgere direttamente il patrimonio personale.
«Per un artigiano il rischio è doppio», sottolinea Camarotto. «Deve sostenere gli impegni della famiglia e contemporaneamente garantire liquidità all’impresa, pagare dipendenti e fornitori, finanziare gli investimenti. Quando le famiglie riducono i consumi, a risentirne sono proprio le piccole attività del territorio, dall’artigianato di servizio al commercio di prossimità».
Sovraindebitamento in crescita e proposte concrete
Il fenomeno non è isolato. A livello nazionale, le richieste di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono passate da 4.785 nel 2021 a 9.483 nel 2025, mentre le domande di esdebitazione dell’incapiente sono cresciute da 159 a 1.166. Un aumento che, seppur riflesso di una maggiore conoscenza degli strumenti disponibili, impone interventi tempestivi.
Per rispondere a questa emergenza, CNA Unimpresa Treviso propone di avviare un confronto provinciale tra istituzioni, sistema bancario, Confidi e rappresentanze economiche e sociali. L’obiettivo è monitorare l’andamento dei debiti famiglie Treviso e rafforzare gli strumenti di prevenzione del sovraindebitamento. Tra le priorità indicate: una maggiore accessibilità alla consulenza finanziaria, il sostegno mirato alle micro e piccole imprese e interventi strutturali sui fattori che comprimono il reddito disponibile, a partire dal costo dell’abitare.
«Il problema non è limitare il ricorso al credito, indispensabile per acquistare una casa, sostenere i consumi e investire nelle attività produttive», conclude Camarotto. «Dobbiamo garantire condizioni che permettano a famiglie e imprese di assumere impegni sostenibili e programmare il proprio futuro con sicurezza. La tenuta delle une è strettamente collegata a quella delle altre». Solo attraverso una strategia condivisa sarà possibile alleggerire il peso dei debiti famiglie Treviso, tutelando al contempo il futuro del tessuto economico locale.
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