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Il Trekking urbano in tempi di Covid a Valdobbiadene

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Un itinerario inedito e suggestivo, un’esperienza intima ed esclusiva; il Trekking Urbano si è trasformato quest’anno in un viaggio straordinario e quasi elitario per i suoi partecipanti, ridotti a una quindicina, in ottemperanza ai protocolli di sicurezza anti-Covid.

La 17^ edizione della manifestazione, a Valdobbiadene, si è svolta regolarmente sabato scorso, nonostante la pandemia e le limitazioni imposte dal recente DPCM.

Nessuna folla, solo un gruppo ristretto di appassionati che sono giunti per lo più dal capoluogo trevigiano e dalle province di Venezia e Belluno: “Ci è dispiaciuto – spiegano gli organizzatori – aver dovuto limitare le presenze, ma non abbiamo avuto scelta. Siamo comunque soddisfatti perché i partecipanti, salutati alla partenza del tour dal neo assessore allo Sport Anna Vettoretti, hanno espresso pieno apprezzamento per il programma offerto. Una proposta di turismo che sviluppa il concetto della sostenibilità e del rispetto per la natura e che nel contempo realizza un momento di crescita sia culturale che spirituale”.

La giornata nazionale, incentrata sul tema “Com’è verde la mia città”, ha visto in prima linea il locale Ufficio Turistico che ha ideato e messo a punto un itinerario ad alto tasso di emozioni, portando i trekkers alla scoperta di uno luogo iconico, simbolo del primo conflitto mondiale, come la “Montagnola”.

Un memoriale immerso nella natura, recuperato recentemente dal gruppo ANA, incastonato tra il greto del fiume Sacro alla Patria e le colline coltivate a vigneto, un’area posta tra il Piave e le montagne, teatro del tragico ed eroico sfondamento delle linee nemiche.

Era il 28 ottobre 1918, quando la “Montagnola” fu eroicamente espugnata dagli alpini del battaglione Stelvio, guidati dal capitano Francesco Tonolini, deceduto proprio nel corso dell’assalto.

Tornare in questi luoghi, in occasione di un evento che ha tra i suoi obiettivi l’osservazione di dettagli che spesso sfuggono agli occhi dei visitatori, assume, oggi più di sempre, il valore della meraviglia e della scoperta storica.

Suggestioni amplificate dai colori autunnali e dalla professionalità delle guide incaricate, che hanno accompagnato i trekkers lungo un reticolo di antichi borghi, come Coderove e Ponteggio, dove la tradizione contadina si intreccia con la cultura del vino e con le testimonianze della devozione popolare.

Un viaggio sinestetico, di circa sei chilometri, dove all’attività fisica è stata abbinata una piacevole sosta ristoratrice presso la cantina Fasol Menin.

Insomma, storia, natura e degustazioni per assaporare appieno un territorio Unesco, che ad ogni stagione sa stupire e ammaliare con una formidabile rapsodia di colori.

Come accade di frequente, i luoghi più intriganti non raccontano direttamente il loro passato, piuttosto lo contengono, come le linee di una mano; la lettura va fatta sul posto, in modo diretto, immergendosi e perdendosi nelle sinfonie della vegetazione.



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