Una scultura monumentale di Valentino Moro celebra oltre due secoli di storia molitoria tra acqua, ferro e memoria familiare.

A Covolo di Pederobba è stata inaugurata “Continuità”, l’opera Continuità firmata dallo scultore del ferro Valentino Moro, dedicata alla lunga storia del Molino Bertolo. L’installazione, collocata presso lo stabilimento dell’azienda, rappresenta un tributo all’arte molitoria e alla continuità familiare che dal 1742 caratterizza l’attività dei Bertolo.
Il mulino, simbolo di quella che viene definita architettura rurale, affonda le sue radici nella tradizione più antica dell’uomo: la produzione della farina. A Covolo, questa pratica si è trasformata in un’eredità tramandata di generazione in generazione, diventando parte integrante dell’identità locale.
La scultura: energia, movimento e simbolo

L’opera Continuità si sviluppa attorno a una grande ruota, elemento centrale che richiama il movimento e il progresso. “L’opera – ha spiegato Valentino Moro nel corso della cerimonia – si sviluppa intorno a una grande ruota, simbolo del progresso dell’uomo ed emblema della macinazione. Ho così ideato una ruota in movimento, dove l’acqua assume un ruolo da protagonista”.
L’acqua, infatti, rappresenta la forza motrice che per secoli ha alimentato il lavoro dei mugnai, mentre il ferro e la pietra – materiali scelti dall’artista – restituiscono solidità e memoria. Il risultato è un monumento dinamico, capace di sintetizzare la relazione tra uomo, natura e lavoro.
Famiglia e identità: il cuore del progetto
La realizzazione dell’opera Continuità nasce dalla volontà della famiglia Bertolo di celebrare la propria attività attraverso l’arte. “Abbiamo voluto celebrare l’attività di famiglia con un’opera del maestro Moro – ha affermato Enrico Bertolo – perché l’arte chiama arte. E l’arte molitoria meritava di essere tradotta e rappresentata da chi sa creare dal nulla opere di grande intensità”.
Al centro della composizione emerge la figura di Antonio Bertolo, nonno di Enrico ed erede di una lunga dinastia di mugnai. La sua presenza simbolica, sostenuta da elementi naturali come la roccia e il tronco d’albero, rappresenta la stabilità e la continuità di un mestiere che ha attraversato i secoli senza perdere la propria identità.
Il valore simbolico secondo la critica
A sottolineare il valore artistico dell’opera è stata anche la critica d’arte Lorena Gava, che ha evidenziato il dialogo tra i materiali e gli elementi naturali: “Pietra e ferro partecipano all’azione dell’acqua – ha spiegato – vera forza motrice che in tanti anni ha garantito lavoro e sostentamento. Un possente tronco d’albero lega indissolubilmente l’uomo alla ruota, a significare l’unione duratura, la fedeltà di una famiglia a un mestiere che resiste e si rinnova”.
Un’interpretazione che mette in luce la capacità dell’artista di trasformare materiali semplici in una narrazione visiva potente, capace di raccontare storia, lavoro e appartenenza.
Una cerimonia partecipata dalla comunità
L’inaugurazione dell’opera Continuità, condotta da Nicola Stefani, ha visto una partecipazione significativa della comunità locale e delle istituzioni. Presenti, tra gli altri, i sindaci di Pederobba e Cornuda, Marco Turato ed Enrico Gallina, che hanno espresso apprezzamento per il progetto e per il valore simbolico dell’opera.
“Sono stato molto felice – ha affermato Valentino Moro – di aver realizzato questo monumento per la famiglia Bertolo. Cercare il contatto con la natura è il significato dell’essere mugnaio. E così è per me. Ho voluto imprimere nell’opera “Continuità” il filo che unisce cinque generazioni della famiglia Bertolo. Ringrazio Virginio ed Enrico”.
Tradizione e futuro: un legame che continua
L’opera Continuità si inserisce così nel paesaggio di Covolo non solo come elemento artistico, ma come simbolo vivo di una tradizione che continua a rinnovarsi. In un territorio profondamente legato alla propria storia produttiva, il monumento rappresenta un ponte tra passato e futuro, tra memoria e innovazione.
Un invito, per residenti e visitatori, a riscoprire il valore delle radici e il ruolo dell’arte nel raccontare le storie di comunità.
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