L’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sostiene la programmazione strutturale proposta dalla Regione, puntando su accumulo idrico, tutela dei versanti e semplificazione degli interventi di ripristino.

Valdobbiadene – La gestione dell’acqua e la tenuta dei versanti non possono più essere considerate emergenze separate da affrontare con toppe temporanee. È questo il monito che arriva dalle Colline del Prosecco, un territorio in cui gli effetti dei cambiamenti climatici impongono ormai una visione di lungo periodo, in cui agricoltura e ambiente devono essere tutelati come un unico ecosistema.
Dalla logica emergenziale alla programmazione strutturale
A ribadirlo con forza è Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, intervenuta nel dibattito aperto dalle recenti dichiarazioni dell’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond, sulla necessità di rafforzare la capacità del Veneto di gestire e accumulare la risorsa idrica.
“La gestione dell’acqua e la tenuta dei nostri versanti sono due questioni che da tempo poniamo al centro dell’attenzione e che oggi, di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, non possono più essere affrontate come emergenze separate”, esordisce Montedoro. “Per questo condividiamo totalmente l’impostazione dell’assessore regionale Dario Bond: occorre passare una volta per tutte da una logica emergenziale ad una programmazione strutturale. Sulle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene questo significa lavorare contemporaneamente sulla disponibilità e sull’uso efficiente della risorsa idrica, sulla capacità di accumulo e sulla stabilità dei versanti: aspetti strettamente connessi, che richiedono una visione ed interventi di lungo periodo in cui agricolture ed ambiente vanno visti come un unicum”.
Il progetto AQUA e la resilienza del territorio
Siccità prolungate, temperature in aumento e precipitazioni intense concentrate in finestre temporali brevissime sono, infatti, facce della stessa medaglia. In un contesto orografico complesso come quello veneto, gli effetti si amplificano, richiedendo un approccio duplice: conservare l’acqua quando è disponibile e governarne il deflusso quando arriva in quantità eccessive.
Tra gli strumenti operativi già in campo spicca “AQUA – Azioni e Quadro per un Uso Agricolo sostenibile dell’Acqua”, progetto finanziato con fondi CSR Veneto 2023–2027 (SRG01). L’iniziativa, che coinvolge il sistema Prosecco con i suoi tre Consorzi di Tutela e l’Associazione, punta a sviluppare soluzioni per un utilizzo più razionale della risorsa in agricoltura. Il cuore della strategia prevede il dimensionamento di piccoli invasi a servizio di una o più aziende, alimentati attraverso la regimazione e la raccolta delle acque meteoriche di ruscellamento. Una soluzione virtuosa che aumenta la capacità di accumulo e, simultaneamente, contribuisce alla riduzione dei rischi di dissesto dei versanti.
“È esattamente su questa capacità di mettere insieme più obiettivi che dobbiamo lavorare – prosegue Montedoro –. Accumulare l’acqua quando c’è, utilizzarla in maniera più efficiente quando serve e rallentarne il deflusso durante le precipitazioni più intense significa costruire un territorio più resiliente”.
I ciglioni inerbiti e la semplificazione burocratica
Accanto alle nuove infrastrutture, resta centrale la gestione tradizionale del suolo. Il Piano di Gestione del sito UNESCO indica con chiarezza il valore insostituibile dei ciglioni inerbiti, una soluzione particolarmente efficace per limitare il dilavamento e contrastare il dissesto idrogeologico. L’inerbimento, infatti, aumenta la capacità del terreno di trattenere acqua e sostanza organica, favorendo l’approfondimento degli apparati radicali.
Tale tema si collega direttamente al problema delle micro e piccole frane che negli ultimi anni hanno interessato con crescente frequenza l’Alta Marca. Già due anni fa l’Associazione aveva chiesto alla Regione Veneto di individuare una procedura più rapida per il ripristino dei versanti agricoli colpiti da eventi meteorologici estremi.
“Con l’Assessore Venturini e i suoi uffici stiamo lavorando ad un’ipotesi di semplificazione dell’iter di ripristino – conclude Montedoro – affinché, quando il dissesto si verifica, i nostri agricoltori siano messi nella condizione di intervenire in modo tempestivo ed immediato. Certo dobbiamo partire a monte, dalla prevenzione. La sfida è costruire una strategia unica nella quale gestione dell’acqua, manutenzione del territorio, pratiche agricole, capacità di accumulo e semplificazione degli interventi concorrano allo stesso obiettivo. Ogni territorio antropizzato è un luogo in continua evoluzione spesso mantenuto, come nel caso delle Colline, attraverso il lavoro dell’uomo. Ecco perché oggi tutelare i territori significa adattarli con intelligenza al clima che è per definizione una variabile non governabile”.
Proteggere le Colline del Prosecco significa, dunque, investire oggi in una sinergia tra innovazione, tradizione e burocrazia snella, per garantire un futuro sostenibile a uno dei paesaggi culturali più iconici d’Italia.
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