CNA lancia l’allarme sul calo delle sedi d’impresa: “Servono interventi per salvaguardare occupazione, competenze e capacità produttiva”. Crescono invece servizi e imprenditoria giovanile.

Il territorio delle imprese Montebelluna registra un segnale di rallentamento più marcato rispetto al resto della provincia di Treviso. Secondo l’elaborazione di CNA Montebelluna sui dati della Camera di Commercio Treviso-Belluno, nel 2025 sono scomparse 206 sedi d’impresa, con una contrazione dell’1,7%, superiore all’1,4% rilevato a livello provinciale.
A destare particolare preoccupazione non è soltanto il dato complessivo, ma il fatto che il calo interessi soprattutto i comparti storicamente più rappresentativi dell’economia locale: manifatturiero, costruzioni e commercio, pilastri del tessuto produttivo montebellunese.
Il manifatturiero perde terreno
Nel dettaglio, il settore manifatturiero registra una flessione del 3,8%, contro il 2,7% della media provinciale. Le costruzioni diminuiscono del 3,3% (Treviso -2,3%), mentre il commercio arretra del 5,2%, a fronte del -3,9% registrato nel resto della provincia.
La riduzione riguarda la consistenza complessiva delle sedi d’impresa e non coincide automaticamente con il numero delle cessazioni definitive. Tuttavia, il confronto evidenzia una dinamica più negativa proprio nei comparti che rappresentano una parte consistente dell’occupazione locale.
Il manifatturiero, infatti, costituisce soltanto il 15% delle unità locali, ma occupa il 42,2% degli addetti: oltre quattro lavoratori su dieci operano quindi in un settore che nell’ultimo anno ha mostrato un indebolimento superiore alla media trevigiana.

«È questo il dato che deve far riflettere», afferma il presidente di CNA Montebelluna, Andrea Formaggi. «La riduzione del numero delle imprese non è soltanto una questione statistica. Quando si indebolisce il manifatturiero, il territorio rischia di perdere occupazione, competenze specialistiche e relazioni produttive costruite nel corso di generazioni».
Dieci anni di sostanziale tenuta, ma il 2025 cambia scenario
Osservando l’ultimo decennio emerge un quadro differente. Tra il 2015 e il 2025 il Montebellunese ha perso 580 sedi d’impresa, pari al 4,6%, una flessione leggermente inferiore al 5% registrato nell’intera provincia di Treviso.
L’ultimo anno segna però un’inversione di tendenza: il territorio mostra una perdita più accentuata rispetto alla media provinciale, concentrata proprio nei comparti tradizionali.
Secondo Formaggi, alla base delle difficoltà vi sono diversi fattori: «Montebelluna rimane uno dei territori produttivi più importanti del Nordest. La cultura imprenditoriale è ancora solida, ma oggi non basta più. Il mancato ricambio generazionale, la difficoltà di reperire personale qualificato, i costi dell’energia e gli investimenti tecnologici sempre più onerosi mettono in difficoltà soprattutto le realtà di dimensioni minori».
Artigianato e servizi offrono segnali positivi
Il quadro non è però esclusivamente negativo. L’artigianato continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia locale, incidendo per il 29,6% delle sedi d’impresa, contro il 28% della media provinciale. Ancora più significativa la quota degli addetti: 20,8%, rispetto al 17,5% registrato nel Trevigiano.
Segnali incoraggianti arrivano anche dai servizi alle imprese, che crescono del 2%, oltre il +1,6% provinciale. Positivo anche il dato relativo all’imprenditoria giovanile, che rappresenta l’8,4% delle sedi, superiore al 7,5% della provincia.

«Sono segnali che dimostrano la capacità del territorio di reagire e adattarsi», osserva il direttore di CNA Montebelluna, Loris Barbiero. «La tenuta dell’artigianato e la crescita dei servizi non riescono però a compensare il calo dei settori produttivi tradizionali. Il punto non è fermare il cambiamento, ma evitare che a pagarlo siano le imprese più piccole e le professionalità che hanno reso competitivo il territorio».
Export debole e mercati internazionali più complessi
Le difficoltà delle imprese Montebelluna si inseriscono in un contesto economico internazionale meno favorevole. Nel 2025 l’export della provincia di Treviso è diminuito dello 0,6%, con flessioni particolarmente marcate nel tessile-abbigliamento (-8,1%) e nel comparto del mobile (-5,2%).
Sulle aziende pesano inoltre la debolezza della domanda internazionale, l’aumento dei costi energetici, le tensioni commerciali, l’incertezza legata ai dazi statunitensi e la crescente concorrenza delle produzioni asiatiche.
In questo scenario assume un valore strategico lo Sportsystem, principale espressione della vocazione manifatturiera del territorio. Secondo l’Osservatorio economico Sportsystem, la provincia di Treviso è la terza in Italia per esportazioni di calzature e la prima per esportazioni di articoli sportivi.
«Lo Sportsystem non è soltanto un marchio territoriale», sottolinea Barbiero. «È una filiera che genera occupazione, innovazione ed esportazioni. Difenderla significa accompagnarne l’evoluzione, sostenendo anche le aziende meno strutturate nel passaggio verso nuovi prodotti, nuove tecnologie e nuovi mercati».
Le richieste di CNA alle istituzioni
Per affrontare la situazione, CNA Montebelluna propone la creazione di un osservatorio economico territoriale permanente, in grado di monitorare con continuità l’andamento dei diversi comparti produttivi e individuare tempestivamente eventuali segnali di criticità.
L’associazione chiede inoltre interventi mirati su quattro fronti: transizione digitale ed energetica, formazione e ricambio generazionale, potenziamento delle infrastrutture e politiche abitative capaci di attrarre e trattenere giovani lavoratori. A queste misure si dovrebbe aggiungere un presidio istituzionale sugli effetti dei dazi e delle tensioni commerciali internazionali.
«Montebelluna dispone ancora di imprese, competenze e cultura del lavoro», conclude Formaggi. «Occorre intervenire prima che la riduzione delle attività si trasformi in una perdita strutturale di capacità produttiva. Lo Sportsystem e gli altri comparti storici devono essere considerati un’infrastruttura economica e sociale del territorio, da innovare e tutelare».
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