Oltre 140 cittadini chiedono accesso agli atti ambientali e approfondimenti tecnici sull’intervento sospeso nell’area Natura 2000

A Revine Lago continua il confronto sull’intervento manutentivo alla lama La Posa, nell’area inserita nel sito Natura 2000 “Dorsale prealpina tra Valdobbiadene e Serravalle”. Con una nuova comunicazione inviata l’8 maggio all’Unione Montana delle Prealpi Trevigiane, Adriano De Stefano e i firmatari della precedente istanza del 24 aprile tornano a chiedere chiarimenti tecnici e documentazione ambientale relativa ai lavori avviati nei mesi scorsi.
Il documento, trasmesso anche a Regione Veneto, Comune di Revine Lago, Arpav e Carabinieri Forestali, prende le mosse dalla risposta fornita dall’Unione Montana il 4 maggio scorso. In quella nota, l’ente aveva comunicato che l’intervento risulta attualmente sospeso, che è stata richiesta una proroga alla Regione e che eventuali future opere saranno eseguite nel rispetto delle finestre temporali previste dalle Misure di Conservazione della Rete Natura 2000.
I dubbi sulla compatibilità ambientale

Secondo i firmatari, l’intervento sarebbe stato avviato “nel pieno del periodo riproduttivo della fauna anfibia”, in un contesto ambientale caratterizzato dalla presenza di habitat protetti dalla Direttiva europea “Habitat”.
Nel testo si sottolinea come il successivo richiamo ai periodi consentiti dalla normativa regionale – dal 30 agosto al 31 dicembre – rappresenterebbe “implicitamente” il riconoscimento del fatto che i lavori avviati a marzo 2026 siano stati eseguiti fuori dalla finestra temporale indicata dalla DGR Veneto 786/2016.
Uno dei punti centrali riguarda inoltre l’esclusione dell’intervento dalla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). L’Unione Montana avrebbe definito l’opera come “esclusivamente manutentiva e conservativa”, ritenendola quindi direttamente connessa alla gestione dell’habitat e non soggetta alla procedura.
I cittadini contestano però l’assenza, nella documentazione ricevuta, di relazioni tecnico-naturalistiche, sopralluoghi faunistici o pareri specialistici che possano motivare tale scelta. Nel documento si legge infatti che “la qualificazione non può essere autoreferenziale e deve fondarsi su un’istruttoria documentabile”.
La questione del prosciugamento delle zone umide

Altro tema affrontato riguarda il richiamo, da parte della Regione Veneto, all’articolo 233 della DGR 786/2016, che vieta “la bonifica e il prosciugamento di zone umide”, salvo specifiche eccezioni legate al controllo di specie invasive.
Secondo i firmatari, nella risposta dell’Unione Montana non sarebbe stato affrontato questo aspetto, né sarebbero state indicate eventuali deroghe applicabili al caso specifico. La comunicazione evidenzia inoltre la mancanza di chiarimenti sui criteri tecnici utilizzati per mantenere livelli idrici ritenuti compatibili con la tutela degli anfibi presenti nell’area.
Richiesto accesso agli atti ambientali

Attraverso il riferimento alla legge 241 del 1990 e al decreto legislativo 195 del 2005 sull’accesso alle informazioni ambientali, i cittadini chiedono formalmente la trasmissione di documenti e atti istruttori relativi all’intervento.
Tra i materiali richiesti figurano relazioni tecniche, eventuali verifiche sulla presenza di anfibi, verbali di sopralluogo, note interne relative all’esclusione dalla VINCA, l’istanza di proroga inviata alla Regione e il cronoprogramma aggiornato dei lavori.
Nell’allegato alla comunicazione viene riportato anche un quadro riepilogativo delle precedenti richieste, nel quale diversi punti vengono definiti “non risposti” oppure “parzialmente affrontati”. Tra questi, la presenza di consulenze naturalistiche, le modalità operative future e le misure concrete di tutela ambientale.
La disponibilità al confronto
Nella parte conclusiva della lettera, i promotori precisano che l’iniziativa “non è orientata a ostacolare gli interventi di manutenzione del territorio”, ma punta a garantire che le opere vengano pianificate con adeguate valutazioni tecnico-ambientali e in periodi compatibili con la tutela della biodiversità.
Viene inoltre ribadita la disponibilità ad aprire un confronto tecnico e istituzionale con gli enti coinvolti, nell’obiettivo di individuare soluzioni condivise tra esigenze manutentive e salvaguardia degli habitat naturali.
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