Dal Bellunese la denuncia del settore: aumento del gasolio fino al 40% e costi non più sostenibili. Possibile mobilitazione da metà maggio
Gli autotrasportatori in difficoltà tornano a lanciare un grido d’allarme che coinvolge l’intero sistema economico. Dal territorio bellunese arriva una presa di posizione netta sul caro carburante e sull’assenza di risposte da parte delle istituzioni, con il rischio concreto di ripercussioni a catena su imprese e cittadini.
«Se si fermano gli autotrasportatori, il danno non è solo per chi lavora nel trasporto merci: a ricaduta ne pagano le conseguenze le imprese, i supermercati e i cittadini»: è chiara la posizione di Sergio Zanon, presidente di Appia CNA Fita di Belluno, che fotografa una situazione sempre più critica.
Caro gasolio e costi in aumento
Il nodo principale resta quello del carburante. Negli ultimi mesi, il prezzo del gasolio ha subito un incremento significativo, mettendo in seria difficoltà le aziende del settore. «Oggi un pieno costa tra il 30 e il 40% in più rispetto a qualche mese fa – spiega Zanon – il gasolio è passato da 1,60 euro al litro a 2,10 euro, il che vuol dire che ogni 1000 litri di gasolio servono 3-400 in più».
Un aumento che si somma ad altre voci di spesa: dal caro-autostrade fino all’incremento generalizzato dei costi operativi. Una pressione economica che rischia di diventare insostenibile, soprattutto per le piccole e medie imprese del trasporto conto terzi.
«Dobbiamo essere in grado di poter mantenere prezzi concorrenziali perché non è possibile scaricare i costi sui committenti: il Governo e la politica devono trovare delle soluzioni per evitare che il sistema si blocchi», aggiunge Zanon.
Il ruolo strategico del trasporto su gomma
Nel territorio della provincia di Belluno, il comparto conta oltre una cinquantina di aziende associate a CNA Fita, con più di 150 dipendenti. A queste si aggiungono numerose imprese di trasporto locale non di linea, che operano sia a livello nazionale sia internazionale.
«Ci occupiamo di trasporti nazionali e internazionali, e alcune aziende eseguono anche trasporti eccezionali – evidenzia ancora Zanon – In provincia, così come nel resto d’Italia, il trasporto merci viaggia all’80-90% su gomma; se si ferma il trasporto, si blocca tutto perché siamo la linfa vitale dell’Italia».
Un dato che evidenzia quanto il settore sia centrale per la tenuta della filiera produttiva e distributiva, dalla logistica industriale fino alla grande distribuzione.
Verso una possibile mobilitazione nazionale
Sul fronte delle proteste, UNATRAS – il coordinamento unitario delle federazioni nazionali dell’autotrasporto merci, di cui fa parte anche CNA Fita – ha scelto di non aderire allo sciopero di lunedì 20 aprile indetto da alcune associazioni minori.
Tuttavia, le organizzazioni stanno lavorando a una mobilitazione più strutturata, che potrebbe concretizzarsi non prima della metà di maggio, nel rispetto delle normative vigenti che prevedono un preavviso di almeno 25 giorni.
Le sigle aderenti giudicano inoltre «del tutto inaccettabile» la mancata convocazione da parte del Governo a un tavolo di confronto. Proprio per questo, nella giornata odierna verranno comunicate alla Commissione di Garanzia le modalità di un eventuale fermo.
Un settore in attesa di risposte
La situazione degli autotrasportatori in difficoltà rappresenta oggi uno dei punti più delicati del sistema economico nazionale. Il rischio, più volte ribadito dagli operatori, è quello di un effetto domino che potrebbe coinvolgere l’intera filiera.
Senza interventi tempestivi e strutturali, il comparto potrebbe arrivare a una paralisi con conseguenze dirette su approvvigionamenti, produzione e consumi. Una prospettiva che, come sottolineato dagli stessi autotrasportatori, riguarda non solo le imprese ma l’intero Paese.
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