Al Teatro Careni di Pieve di Soligo una serata intensa dedicata alla situazione in Iran e alla voce della diaspora
Si è aperta con una serata di forte impatto civile e culturale la nona edizione di “Pieve Incontra”, la rassegna ospitata al Teatro Careni di Pieve di Soligo. Protagonista dell’incontro è stata Pegah Moshir Pour, attivista e autrice impegnata nella difesa dei diritti umani, che ha portato sul palco una testimonianza diretta e intensa sulla situazione in Iran.
L’appuntamento, moderato da Adriana Rasera, ha richiamato un pubblico attento e partecipe, offrendo uno sguardo approfondito su un contesto internazionale complesso e spesso raccontato in modo parziale.
Un racconto diretto dalla realtà iraniana
Al centro dell’intervento di Pegah Moshir Pour la condizione attuale dell’Iran, segnata da tensioni interne e scenari bellici. L’attivista ha invitato a superare la narrazione occidentale, restituendo la complessità emotiva e politica di un Paese che da quasi mezzo secolo vive sotto lo stesso regime.
“La voce giusta è quella del popolo ed è quella che dobbiamo portare avanti”, ha dichiarato, sottolineando come una larga parte della popolazione aspiri a un cambiamento radicale.
Nel suo intervento ha evidenziato anche le difficoltà interne: “Il regime non può permettersi che ci possano essere dei gruppi interni rivoluzionari… però è quello che la popolazione vuole”, mettendo in luce il contrasto tra repressione e desiderio diffuso di libertà.
Il ruolo dell’Europa e della diaspora
Un passaggio significativo della serata ha riguardato il ruolo della comunità internazionale. Secondo Pegah Moshir Pour, l’azione diplomatica può rappresentare un elemento decisivo.
“L’unica entità che possa portare anche una parte diplomatica è l’Unione Europea. Dobbiamo volerla rafforzata e deve riconoscere a livello politico la diaspora iraniana come unico interlocutore”, ha affermato, criticando al contempo le precedenti forme di legittimazione del regime.
Un messaggio chiaro, che richiama la responsabilità delle istituzioni europee nel sostenere percorsi democratici.
“Donna, Vita, Libertà”: una battaglia collettiva
Ampio spazio è stato dedicato al movimento “Donna, Vita, Libertà”, simbolo delle proteste nate nel 2022. Le donne, ha spiegato l’attivista, rappresentano il fulcro della resistenza iraniana.
“Le donne sono sempre le prime a essere declassate, ma sono anche quelle che hanno più fame di libertà”, ha dichiarato.
Moshir Pour ha però sottolineato come la lotta abbia ormai superato la dimensione di genere: “Nella società iraniana la popolazione intera ha capito che se non si uniscono per le stesse battaglie non riusciranno a buttare giù nessun regime”. Un passaggio che evidenzia la necessità di una mobilitazione condivisa, capace di coinvolgere l’intera società.
Identità e dialogo tra culture
Nel corso della serata, Pegah Moshir Pour ha condiviso anche aspetti della propria esperienza personale, arrivata in Italia da bambina e oggi interprete di una “terza cultura”.
“Io sono la somma delle culture che ho ereditato e vissuto. La lingua delle mie emozioni è l’italiano, ma ci sono parole iraniane intraducibili che continuo a usare”, ha raccontato.
Una doppia appartenenza che le consente di fare da ponte tra realtà diverse, traducendo per il pubblico italiano le istanze della società civile iraniana.
Un invito a non distogliere lo sguardo
La serata inaugurale di Pieve Incontra 2026 si è conclusa con un appello alla responsabilità collettiva. “Noi abbiamo la democrazia e dobbiamo veramente tutelarla e proteggerla”, ha ricordato l’attivista, invitando a non abbassare l’attenzione su quanto accade nel mondo.
Un incontro che ha saputo unire informazione, testimonianza e riflessione, confermando la rassegna come uno spazio di dialogo aperto sui grandi temi contemporanei.
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