
Un rito che si rinnova da ottant’anni e che continua a rappresentare uno dei momenti più solenni per la Confraternita di Valdobbiadene. A fine gennaio, nella storica cella vinaria di San Pietro di Barbozza, si è svolta la cerimonia di investitura dei nuovi Cavalieri di Valdobbiadene, un appuntamento carico di simboli e significati, legato alla difesa della Denominazione e dell’identità territoriale.
Protagonisti dell’edizione 2026 sono Giovanni Lisi, Marco Lucchetta, Francesco Merotto e Simone Poloniato, quattro giovani enologi, tutti laureati in Scienze e Tecnologie Viticole ed Enologiche e impegnati professionalmente nel settore agricolo con ruoli di responsabilità.
I nuovi confratelli
Giovanni Lisi, di origini tarantine ma residente a Valdobbiadene, Marco Lucchetta di Conegliano, Francesco Merotto di Farra di Soligo e Simone Poloniato di Pederobba sono stati accolti ufficialmente nel consesso confraternale al termine dell’antico rituale che culmina con il giuramento e l’imposizione della spada cerimoniale in tralcio di vite da parte del Gran Maestro.
La scelta dei nuovi Cavalieri di Valdobbiadene è frutto di un’attenta valutazione, che tiene conto del percorso professionale e dell’impegno dimostrato nella tutela e valorizzazione del Conegliano Valdobbiadene DOCG, in piena coerenza con le finalità statutarie della Confraternita e con lo spirito dei suoi fondatori. Al centro restano rispetto della tradizione e salvaguardia dell’identità territoriale, valori che nel tempo non hanno subito mutamenti.
Assemblea d’Inverno e ottant’anni di storia
A precedere la cerimonia di investitura, come da consuetudine, si è svolta l’Assemblea d’Inverno, momento di confronto interno e occasione per tracciare il bilancio dell’attività svolta nell’anno appena concluso. Un appuntamento che rafforza il senso di appartenenza alla Confraternita di Valdobbiadene, da sempre attore autorevole e propositivo sul territorio.
Nel corso della sua relazione, il Gran Maestro Enrico Bortolomiol ha ricordato il traguardo degli ottant’anni dalla fondazione, anticipando alcune iniziative che caratterizzeranno le celebrazioni previste nel corso dell’anno.
La difesa della Denominazione e del territorio

Ampio spazio è stato dedicato al tema della tutela dell’identità della Denominazione DOCG, anche alla luce di recenti episodi legati alla comunicazione del territorio. Bortolomiol ha ribadito con forza la posizione della Confraternita: “L’identità è la nostra cifra distintiva, la nostra forza… non solo commerciale. La Confraternita di Valdobbiadene si è impegnata in passato, e continuerà a farlo, nella tutela, oltre che nella promozione del territorio in cui si produce il Conegliano Valdobbiadene DOCG”.
Un impegno che, ha sottolineato il Gran Maestro, deve tradursi in una chiara associazione tra prodotto e luogo d’origine, contrastando “le insidie, sempre più insistenti e nocive, di una comunicazione superficiale” e le imitazioni che rischiano di indebolire il valore culturale e identitario del vino. “La nostra deve essere una visione lunga, focalizzata sul futuro. Lo dobbiamo alle prossime generazioni e ai nostri padri”, ha concluso.
Le attività del 2025
Nel ripercorrere l’attività dell’ultimo anno, Bortolomiol ha ricordato la campagna di promozione della Bottiglia della Confraternita, il sostegno alla Cooperativa sociale ALI Onlus di Valdobbiadene per l’acquisto di un pulmino, il Premio di Studio conferito a Stella Ceolin per una tesi sulla flavescenza dorata e il patrocinio alla mostra fotografica “Il passo del viandante”, dedicata alle Colline del Prosecco Patrimonio dell’Umanità.
Se ti è piaciuto questo articolo, dimostra il tuo apprezzamento con un contributo volontario
