Una visita all’atelier di Miane per conoscere da vicino il lavoro dell’artista che trasforma il ferro in scultura ispirata alla natura

La tutela dei luoghi e dei saperi passa anche attraverso la valorizzazione delle competenze artigianali che, nel tempo, diventano patrimonio culturale condiviso. È da questo presupposto che nasce la visita organizzata da FAI Giovani Treviso all’atelier di Valentino Moro, artista del ferro noto a livello nazionale per le sue sculture ispirate alla natura e al paesaggio montano.
L’iniziativa si è svolta a Miane, nel cuore delle colline del Prosecco, dove Moro lavora e crea opere capaci di fondere materia, gesto artistico e memoria dei luoghi. Un’occasione per entrare nel vivo del processo creativo e comprendere come un materiale considerato “umile” come il ferro possa trasformarsi in linguaggio espressivo contemporaneo.
L’arte del ferro tra natura e identità

Valentino Moro è conosciuto in particolare per la serie degli Alberi Inquieti e per il monumento realizzato nel Comune di Colle Santa Lucia, dedicato alle Dolomiti e alla montagna ferita dalla tempesta Vaia. Opere che raccontano un dialogo profondo con l’ambiente e che fanno della scultura uno strumento di riflessione sul rapporto tra uomo e natura.
Proprio questo aspetto ha colpito i partecipanti alla visita. “E’ stata un piacere – spiega Marco Battaglia, capogruppo FAI Giovani Treviso – vedere dal vivo come nasce un’opera in ferro. Il maestro è stato molto disponibile. Da trevigiano e da estimatore di Toni Benetton, scorre in me un’autentica ammirazione per quest’arte. Lo stile e la cifra di Valentino Moro sono unici e si nutrono di un profondo amore e di rispetto per la natura. Un tratto fondante per il FAI”.
Il ruolo del FAI e l’incontro con l’artista

Accanto ai grandi appuntamenti nazionali come le Giornate FAI di Primavera e le Giornate FAI d’Autunno, il Fondo per l’Ambiente Italiano promuove durante l’anno visite culturali, escursioni e momenti di approfondimento grazie all’impegno dei volontari. L’incontro con Valentino Moro rientra in questo percorso di conoscenza diffusa del territorio e dei suoi protagonisti.
“Sono stato molto felice – afferma l’artista – di aprire il mio Atelier al FAI. Il gruppo si è dimostrato molto interessato e curioso. Ben volentieri ho raccontato com’è nata la mia passione e ho illustrato i passaggi che portano alla realizzazione di un’opera; dall’ideazione, alla scelta dei materiali che prediligo, ferro, pietra, sassi, vetro, fino all’installazione”.
Un percorso artistico radicato nel territorio

Nato a Farra di Soligo nel 1959, Valentino Moro scopre il ferro a soli quattordici anni nella bottega del cugino, dove apprende le tecniche di forgiatura. Dopo un lungo apprendistato, avvia un percorso autonomo che lo porta a sviluppare uno stile riconoscibile, basato sull’osservazione del mondo naturale.
Nel suo laboratorio di Miane, il disegno rappresenta il punto di partenza di ogni opera. Tralci, foglie e alberi diventano forme vive, spesso di grandi dimensioni, realizzate con ferro, pietra, vetro e cemento. Le sue sculture sono oggi presenti in spazi pubblici e privati e contribuiscono a raccontare, attraverso l’arte, l’identità profonda dei luoghi da cui nascono.
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