
Un invito alla responsabilità e alla tutela della comunità, che riguarda persone, animali e ambiente. È quanto arriva da un ampio fronte di associazioni ambientaliste e animaliste che hanno inviato in questi giorni una richiesta formale a tutti i Comuni della provincia di Treviso, sollecitando l’adozione di ordinanze per limitare o vietare l’uso di petardi, botti e fuochi d’artificio durante il periodo di Capodanno.
L’obiettivo è ridurre i rischi legati ai festeggiamenti di fine anno, sensibilizzando cittadini e amministrazioni su un fenomeno che, puntualmente, genera conseguenze negative sotto diversi profili.
Sicurezza, salute e benessere collettivo
Nel documento indirizzato ai sindaci, le associazioni richiamano l’attenzione sugli effetti ormai noti dell’utilizzo di artifici pirotecnici. Ogni anno, infatti, l’esplosione di botti e petardi provoca incidenti, ferimenti e situazioni di pericolo, rappresentando un serio fattore di rischio per l’incolumità pubblica.
Non solo. L’impatto riguarda anche la salute delle persone più fragili: bambini, anziani e soggetti sensibili possono subire stress e disagio a causa dei forti rumori, mentre l’emissione di polveri sottili contribuisce all’inquinamento atmosferico in un periodo già critico per la qualità dell’aria.
Animali tra le principali vittime
Particolare attenzione viene posta sul benessere animale. I botti di Capodanno causano forte stress negli animali domestici e selvatici, spesso vittime di panico, fughe improvvise e incidenti anche mortali. Una situazione che si ripete ogni anno e che, secondo le associazioni, potrebbe essere evitata promuovendo forme di celebrazione alternative, più rispettose della vita e dell’ambiente.
Come sottolineato nella lettera firmata dal presidente del WWF Terre del Piave, Loris Donazzon, «l’esplosione di petardi e fuochi pirotecnici provoca incidenti, genera forte stress e gravi conseguenze per gli animali domestici e selvatici e contribuisce all’inquinamento acustico e ambientale».
I dati sugli incidenti in Veneto
A rafforzare la richiesta, anche i numeri. Lo scorso anno il Veneto è risultato la terza regione italiana per numero di incidenti causati dai botti di Capodanno, con 103 casi registrati. Un dato che, secondo i promotori dell’appello, conferma la necessità di intervenire con strumenti preventivi efficaci.
Alcuni Comuni, come Treviso, hanno già adottato ordinanze di divieto in passato, estendendo lo stop ai botti anche nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 31 dicembre. Un esempio che le associazioni indicano come buona pratica da replicare sul territorio.
L’appello alle amministrazioni
La richiesta è chiara: valutare l’emissione di ordinanze comunali che vietino o limitino l’uso di petardi, botti e fuochi d’artificio, promuovendo allo stesso tempo modalità di festa alternative, più sicure e sostenibili.
Un appello che punta a una maggiore consapevolezza collettiva, nella convinzione che celebrare il nuovo anno possa essere compatibile con la tutela della sicurezza, dell’ambiente e del benessere di tutti.
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