Tensione tra le imprese trevigiane sul nuovo obbligo di PEC separata

L’introduzione, attraverso il recente decreto sicurezza lavoro, dell’obbligo di PEC separata per gli amministratori delle società sta generando forte malcontento tra gli oltre 50.000 titolari e gestori d’impresa della provincia di Treviso. Una misura considerata dall’associazione di categoria un aggravio inutile, capace di complicare procedure già complesse senza apportare benefici reali.
«Questa norma è un’assurdità e un affronto alla dignità di chi fa impresa» afferma Stefano Camarotto, Presidente della CNA mandamentale di Treviso. «Ogni giorno chiediamo meno burocrazia e più fiducia, ma ci ritroviamo con nuovi ostacoli creati da chi non conosce la realtà delle aziende. Costringere gli amministratori a gestire una seconda PEC è inutile, costoso e dannoso. CNA chiede ai parlamentari di cancellare subito questa norma e di fermare un provvedimento che rischia di diventare l’ennesima trappola per le imprese. Lo Stato deve semplificare, non punire chi tiene in piedi l’economia reale.»
Un doppione digitale che aumenta costi e rischi
Secondo CNA Treviso, il provvedimento crea un vero paradosso: vieta agli amministratori di usare la PEC della propria società per comunicazioni ufficiali, imponendo la creazione di un indirizzo personale aggiuntivo. Un obbligo che contraddice quanto previsto dalle Camere di Commercio, che avevano riconosciuto la facoltà di utilizzare l’indirizzo aziendale anche per gli atti riferiti agli amministratori.
L’associazione parla di “ennesimo esempio di burocrazia che punisce chi lavora e produce”, sottolineando come la nuova PEC separata non apporti alcun valore aggiunto allo Stato né ai cittadini, mentre rappresenta un costo per migliaia di realtà produttive.
Preoccupazioni anche sul fronte della privacy
A evidenziare un ulteriore elemento critico è Fabrizio Geromel, Direttore della CNA di Treviso. «La norma, se confermata nella conversione in legge, rappresenterebbe anche un grave passo indietro sul piano dei diritti. Impone la pubblicazione di dati personali degli amministratori, comprimendo la loro libertà e violando principi di riservatezza e sicurezza. In tutta Europa, il domicilio digitale coincide con la sede legale della società. Solo in Italia si sceglie di complicare ciò che funziona.»
Secondo l’associazione, l’obbligo rischia di esporre i titolari d’impresa a maggiori vulnerabilità digitali e a un uso improprio dei dati personali, oltre a contraddire i principi di proporzionalità e tutela stabiliti dalle normative europee.
La lettera ai parlamentari trevigiani
Per queste ragioni, CNA Treviso ha indirizzato una lettera ai parlamentari del territorio, chiedendo di intervenire nell’iter di conversione del decreto e di cancellare l’obbligo della PEC separata. L’obiettivo è «ripristinare la possibilità per gli amministratori di utilizzare la PEC societaria per tutte le comunicazioni ufficiali» e difendere principi di semplificazione e competitività ritenuti fondamentali per il tessuto economico locale.
La richiesta si colloca nel solco delle battaglie portate avanti dall’associazione negli ultimi anni, finalizzate alla riduzione degli adempimenti burocratici e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese, cuore pulsante dell’economia trevigiana.
Se ti è piaciuto questo articolo, dimostra il tuo apprezzamento con un contributo volontario
