Un intervento denso di spunti e riflessioni quello di Alberto Contri, docente, consulente strategico ed ex presidente di Pubblicità Progresso, ospite del gruppo QDV (Quei Del Vendre) per un incontro dedicato al futuro della comunicazione digitale e al rapporto tra informazione, potere e libertà individuale.
Davanti a un pubblico numeroso, Contri ha tracciato un quadro che lui stesso definisce “drammatico e disincantato”, sostenendo che “siamo dentro il 1984 di George Orwell, né più né meno”. Il suo intervento ha toccato temi come la perdita di senso critico, il condizionamento tecnologico e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla psiche umana.
La “sindrome dell’attenzione parziale costante”
L’analisi di Contri parte da un lungo percorso professionale nel mondo della comunicazione e dall’esperienza di docente universitario a contatto con tre generazioni di studenti. Secondo l’esperto, il passaggio dall’era analogica a quella digitale ha generato una frattura antropologica: “Il nostro cervello funziona in maniera analogica da milioni di anni, ma oggi i ragazzi nati con lo smartphone in mano non ne conoscono i vantaggi”.
Ha introdotto il concetto di “costante attenzione parziale”, spiegando come la fruizione frammentata delle informazioni — tra notifiche, social e breaking news — abbia ridotto la capacità di concentrazione e approfondimento. “Il 70% degli italiani non è in grado di riassumere un articolo di media difficoltà”, ha affermato citando ricerche internazionali, parlando di un vero “analfabetismo di ritorno”.
Le élite e il controllo dell’informazione
Una parte significativa dell’incontro è stata dedicata a quello che Contri ha definito il “controllo dell’informazione globale”. “Questo progetto nasce già nel Seicento — ha sostenuto — e oggi è nelle mani di un’élite finanziaria”.
Tra i nomi citati, Contri ha menzionato “Rockefeller, gli ebrei ricchi e la Corona britannica”, individuando nel fondo d’investimento BlackRock “il centro del potere finanziario mondiale, con partecipazioni in 500 multinazionali e quote azionarie nelle sei principali catene di informazione”.
Ha quindi sostenuto che questo controllo permetterebbe di “pilotare le notizie a livello globale”, unificando il linguaggio mediatico. Contri ha inoltre criticato alcune narrative dominanti, come quella sul riscaldamento climatico, definendole “strumentali a interessi industriali”.
Le sue parole hanno suscitato vivo dibattito tra i presenti.
Intelligenza artificiale e identità digitale
L’esperto ha poi analizzato il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, descrivendola come “un mero calcolo computazionale, non una coscienza”. Secondo Contri, la gestione delle principali piattaforme AI da parte di grandi aziende “espone al rischio di manipolazione della mente dell’utente”.
Ha inoltre espresso preoccupazione per progetti come l’identità digitale europea, il Chat Control e le città a 15 minuti, considerandoli “strumenti potenziali di controllo sociale”.
Educazione, comunità e senso critico
In chiusura, la moderatrice Maria Pia Simonetto ha chiesto a Contri se intravedesse segnali di speranza. L’esperto ha risposto: “La prima cosa da fare è diffondere il senso critico. Non credo nei partitini del dissenso, ma nella costruzione di un tessuto sociale e solidale”.
Ha indicato alcune possibili forme di “resistenza civile”, come la partecipazione attiva, il dialogo tra famiglie e scuole, il ritorno alla manualità e la creazione di reti economiche solidali. “Bisogna togliere il cellulare ai bambini e farli disegnare e scrivere a mano: solo così si riattiva il pensiero”, ha concluso.
Pur delineando un panorama cupo, Contri ha invitato il pubblico a mantenere viva la capacità di analisi e discernimento: “I grandi imperi sono sempre crollati per corruzione interna. C’è solo da sperare che qualcosa succeda”.
L’incontro del gruppo QDV ha offerto una riflessione a tratti provocatoria ma ricca di stimoli sul futuro della comunicazione digitale, tra libertà, tecnologia e responsabilità civica.
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