
Episodi recenti e un trend in crescita
Negli ultimi mesi in Veneto si moltiplicano i casi di disagio psichiatrico, con episodi che riportano al centro dell’attenzione la fragilità del sistema di cura e la crescente emergenza sociale.
A Legnago, nella Bassa Veronese, un cinquantenne ha seminato il panico all’ospedale dopo aver scagliato un estintore, danneggiato un reparto e aggredito i carabinieri, che lo hanno fermato con il taser.
A Mira, nel Veneziano, un 57enne si è barricato in casa armato di coltello minacciando il suicidio dopo la fine di una relazione: solo dopo ore di mediazione, con il supporto degli psicologi dell’Arma, la situazione si è risolta in serata.
Tensione anche a Vicenza, all’ospedale San Bortolo, dove un paziente psichiatrico ha estratto un coltello rifiutando le dimissioni. È il terzo episodio simile in città nell’arco di una settimana.
Giovani e adolescenti i più colpiti
Oltre alla cronaca, i dati regionali segnalano un incremento preoccupante. A Padova, hub veneto di neuropsichiatria infantile, i ricoveri per disagio psichiatrico tra i giovani sono cresciuti del 120% negli ultimi sei anni: da 85 nel 2018 ai 200 del 2024.
La maggior parte dei casi riguarda adolescenti con un’età media di 14 anni, in prevalenza ragazze. Gli operatori parlano di una vera e propria emergenza generazionale, legata a fattori complessi: isolamento, fragilità relazionali, difficoltà scolastiche e sociali.
Il nodo delle strutture e del dopo-ricovero
Il problema, sottolineano i sanitari, non si limita ai numeri. In Veneto mancano centri e personale specializzato per la presa in carico dei pazienti una volta superata la fase acuta.
La degenza ospedaliera dura in media dieci giorni — 22 a Padova per i casi più gravi — ma, come osservano i medici, «la malattia mentale non si risolve in poche settimane». Da qui l’interrogativo aperto: «Cosa accade dopo l’ospedale? E cosa si fa per evitare che una persona arrivi in ospedale?».
Domande che rimandano alla necessità di un intervento strutturale delle istituzioni, per rafforzare le reti territoriali e garantire continuità assistenziale.
Un fenomeno che interroga la comunità
L’aumento del disagio psichiatrico in Veneto non è solo una questione sanitaria, ma riguarda l’intera comunità. Ospedali, famiglie e istituzioni si trovano oggi a dover fronteggiare una sfida che richiede risorse, formazione e servizi diffusi sul territorio.
Il rischio, avvertono gli operatori, è che senza un investimento adeguato la spirale di crisi e ricoveri continui a crescere, lasciando soli i pazienti e chi se ne prende cura.
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