Il 58° Rapporto Censis dipinge un quadro complesso e contraddittorio dell’Italia nel 2024, una nazione che si ritrova “intrappolata nella sindrome italiana”. Questa sindrome si manifesta come una “continuità nella medietà”, dove il Paese non registra picchi nei cicli positivi né sprofonda nelle fasi critiche, galleggiando in un ampio campo di oscillazione rispetto ai valori europei. Mentre l’Italia celebra record di occupati e turismo estero, affronta anche primati negativi come la denatalità, l’aumento del debito pubblico e un astensionismo elettorale senza precedenti.

Ansie Globali e Rallentamento Economico

Il futuro dell’Italia è percepito come fortemente condizionato da fattori esterni: il cambiamento climatico (49,6%), la guerra in Medio Oriente (46,0%), il rischio di crisi economiche globali (45,7%), l’aggressione russa all’Ucraina (45,2%) e le migrazioni internazionali (35,7%). Questo si inserisce in un “mondo risentito e minaccioso”, in un’era di “scontento globale”.

A livello economico, la spinta propulsiva verso l’accrescimento del benessere si è drasticamente smorzata. Negli ultimi due decenni (2003-2023), l’incremento del PIL è stato solo del 5,8%, un crollo rispetto al +117,1% del ventennio 1963-1983. Conseguentemente, il reddito disponibile lordo pro-capite delle famiglie italiane si è ridotto in termini reali del 7,0% nello stesso periodo, e la ricchezza netta pro-capite è diminuita del 5,5% tra il 2014 e il 2024.

Lavoro in Crescita, ma con Contraddizioni

Nonostante la debole crescita economica prevista per il 2025, l’Italia ha visto un incremento di 1,5 milioni di occupati rispetto all’anno della pandemia, raggiungendo una media di 23.878.000 nei primi sei mesi del 2024. Tuttavia, il tasso di attività e di occupazione italiani rimangono significativamente al di sotto della media europea, con un potenziale di oltre 3 milioni di forze lavoro aggiuntive. Permane il sospetto di una “bolla” nel mercato del lavoro, dato che il valore del PIL ha superato il livello pre-2008 solo alla fine del 2023.

Turismo in Veloce Ascesa, Industria in Declino

Mentre la produzione manifatturiera italiana è in una spirale negativa (-1,2% tra il 2019 e il 2023, con punte di -20,5% nel tessile e abbigliamento), il settore agroalimentare rappresenta una rara eccezione positiva. Al contrario, il turismo è in piena espansione, con 447 milioni di presenze nel 2023 (+18,7% in dieci anni), alimentato soprattutto dai visitatori stranieri. Questo fenomeno genera anche problemi di “overtourism” in città come Roma e Venezia. La produttività del settore terziario, tuttavia, ha registrato una riduzione del valore aggiunto per occupato dell’1,2% tra il 2003 e il 2023.

La Crisi della Conoscenza e delle Competenze

L’Italia si confronta con una “fabbrica degli ignoranti”. Nonostante l’aumento dei laureati, ampie fasce della popolazione mostrano profonde lacune di conoscenza in italiano e matematica a tutti i livelli scolastici, e in nozioni basilari di storia nazionale e mondiale, letteratura, arte, geografia e meccanismi istituzionali. Ad esempio, il 55,2% degli italiani non sa che Mussolini fu destituito nel 1943, e il 53,4% non attribuisce correttamente il potere esecutivo al Governo. Questa ignoranza diffusa è considerata una minaccia per la democrazia e terreno fertile per “convinzioni irrazionali, pregiudizi antiscientifici, stereotipi culturali”. Tra questi, spiccano la credenza che gli immigrati clandestini siano 10 milioni (26,1%), che gli ebrei dominino il mondo attraverso la finanza (20,9%), o che l’omosessualità sia una patologia (15,3%).

La Guerra delle Identità e il Senso di Insecurezza

parallelamente all’erosione della mobilità sociale, si assiste alla messa in discussione dei grandi valori unificanti del passato. L’astensionismo alle elezioni europee 2024 ha toccato il record del 51,7%, l’84,4% degli italiani è convinto che i politici pensino solo a sé stessi, e il 68,5% ritiene che le democrazie liberali occidentali non funzionino più. Cresce l’antioccidentalismo (70,8%), con il 66,3% che attribuisce all’Occidente la responsabilità delle guerre in corso e il 51,1% persuaso che sia destinato a soccombere economicamente e politicamente.

In questo contesto, le questioni identitarie tendono a sostituire le istanze delle classi sociali, alimentando una logica “amico-nemico”. Il 57,4% degli italiani si sente minacciato da chi propone abitudini contrastanti con lo stile di vita italiano, il 38,3% dai migranti, il 29,3% da chi ha una concezione della famiglia diversa da quella tradizionale. Un preoccupante 37,6% crede in un’identità italiana distintiva, legata a un “ceppo morfologicamente definito”, e quasi il 14% pensa che occorrano specifici tratti somatici per essere italiani. Questo nonostante l’Italia sia al primo posto nell’UE per numero di cittadinanze concesse, con quasi 1,5 milioni di nuovi cittadini in dieci anni.

Paradossalmente, mentre i reati gravi (omicidi, rapine, furti) sono diminuiti nell’ultimo decennio, il senso di insicurezza aumenta. Questo alimenta un “florido mercato della sicurezza”, con un aumento degli addetti alla vigilanza privata (+17,6% dal 2019) e degli iscritti a corsi di laurea in criminologia e sicurezza. In Italia, quasi 1,7 milioni di persone detengono regolarmente un’arma da fuoco, coinvolgendo oltre 3,7 milioni di persone in ambito familiare. Il 43,6% degli italiani ritiene che sparare a un ladro in casa dovrebbe essere legalmente legittimo.

Welfare Sotto Pressione e Giovani Tra Disagi e Rilancio

La minore efficacia del welfare pubblico è evidente nell’aumento della spesa sanitaria privata (+23% in dieci anni) e nel fatto che il 62,1% degli italiani ha dovuto rinviare prestazioni mediche a causa delle lunghe liste d’attesa o dei costi elevati. Il 78,5% teme di non poter contare sulla sanità pubblica, e il 75,7% dei cittadini (quasi il 90% dei giovani) non crede di avere una pensione adeguata.

Le giovani generazioni (18-34 anni) vivono un profondo “chiaroscuro”: il 58,1% si sente fragile, il 56,5% solo e il 51,8% soffre di ansia o depressione. Molti ricorrono a psicologi (29,6%) o psicofarmaci (16,8%). Tuttavia, esiste una “maggioranza silenziosa” di giovani che studiano, lavorano e investono sulle proprie competenze. Sono in crescita i giovani laureati occupati, i dirigenti under 40, i titolari di start-up innovative e i giovani ricercatori universitari. Allo stesso tempo, il numero di giovani laureati che espatriano è in costante aumento, rappresentando oltre la metà degli emigrati tra i 25 e i 34 anni nel 2022.

Infine, la denatalità sta creando un “imbuto dei patrimoni”: la ricchezza si concentrerà in gruppi più ristretti di eredi, con il rischio di una minore intraprendenza e una maggiore propensione a un ruolo di “rentier” per le future generazioni. Le generazioni più anziane detengono già oggi la maggior parte della ricchezza netta del Paese.

In sintesi, l’Italia del 2024 è un paese in bilico, stretto tra la pressione di un mondo in ebollizione e contraddizioni interne che ne minano la coesione e la prospettiva di crescita.


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Di Sergio Capretta

Presidente e direttore responsabile di Valdo Tv, Organizzazione Giornalistica Europea Giornalista indipendente. European Journalist GNS Association - International News Agency Esperto nel settore dei media online e videomaking. Esperto in editing non lineare, social media, video, Web e programmazione.

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