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Il Bosco di Patti: nuovo “polmone verde” Treviso Green New Deal

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È stato inaugurato in questi giorni il nuovo “Bosco di Patti”, lungo quartiere San Paolo e la Strada Feltrina, progetto rientrante nel piano di riforestazione urbana del Comune di Treviso e realizzato grazie all’impegno dei coniugi Piovesan, Dario e Patrizia, che hanno fornito le risorse per la messa a dimora degli alberi.

TREVISO GREEN NEW DEAL

Treviso Green New Deal, presentato a Ca’ Sugana nel dicembre del 2020, è un Piano di Riforestazione urbana tramite aree verdi attrezzate, parchi urbani e boschi periurbani, forestazione urbana e periurbana.

Treviso, 22 dicembre 2020, presentazione Treviso Green New Deal

Treviso Green New Deal ha l’obiettivo di:

  • migliorare la qualità dell’aria (favorendo l’assorbimento della CO2 e di polveri sottili),
  • migliorare il microclima locale con la riduzione delle bolle di calore,
  • ridurre il rischio idrologico (grazie all’assorbimento delle acque) per il benessere dei cittadini.

Altri benefici riguardano:

  • i nuovi luoghi dove realizzare attività ricreative, sportive e di socializzazione o per l’educazione ambientale,
  • favorire esperienze di contatto con la natura in ambiente cittadino per bambini, adulti e turisti.

Il Bosco di Patti «è primo bosco urbano inaugurato nell’ambito del Treviso New Green Deal», afferma l’assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Treviso, Alessandro Manera. «L’area è stata strutturata e studiata nel rispetto di quelle che sono le convenzioni internazionali sulla messa a dimora delle specie arboree. In questo caso in particolare, si ringrazia il privato che ha voluto donare le risorse necessarie alla realizzazione».

IL BOSCO DI PATTI

Il bosco di Patti – di 6700 metri quadrati, quasi 7000 se si includono anche il fossato e la siepe di confine già esistenti – comprende 103 alberi, 192 piante forestali e 280 specie arbustive fra aceri (acero riccio e acero campestre), querce (farnia e leccio), tigli, carpini bianchi, olmi, bagolari, peri e prugni ornamentali. Tra le piante forestali ci sono ontani, carpini, frassino maggiore, pruno selvatico, ciliegio e pero selvatico, mirabolani (il mirabolano è una sorta di goccia d’oro versione selvatica).

Nello strato arbustivo si trovano invece biancospino, viburni, prugnoli, sambuchi, sanguinella, noccioli, ligustri, cornioli e amelanchier. La grande varietà di specie con piante di forma e dimensioni diverse a maturità permetterà al bosco ti trovare un habitus equilibrato e in grado di mantenersi nel tempo stratificando le varie componenti arboree e arbustive, dove le piante di prima grandezza prevarranno proteggendo quelle contermini.

Tutte le piante di Bosco di Patti, con immagini e spiegazioni, qui.

La variabilità specifica è anche molto importante per l’equilibrio che si verrà ad instaurare tra sottobosco, aree aperte (vialetto e piazzetta circolare) e strato arboreo creando l’habitat per molte specie di insetti tra cui quelli pronubi, in particolare le api.

Il bosco avrà bisogno dei tempi naturali per crescere e svilupparsi e chiudere gli spazi.

DARIO PIOVESAN E PATRIZIA PELLIZZARI

A donare a Treviso il “Bosco di Patti” una coppia di imprenditori, Dario Piovesan e Patrizia Pellizzari. Dario è soprannominato il “maratoneta ecologista” per la sua quotidiana campagna di raccolta di rifiuti durante le sedute di allenamento.

Insieme, hanno coronato il sogno di adottare un pezzo di terra della propria città e trasformarlo in un polmone verde. All’inaugurazione del Bosco erano presenti anche i figli della coppia, i tecnici comunali, il sindaco Mario Conte e l’assessore alle politiche ambientali Alessandro Manera

Fonte: Profilo Facebook “Mario Conte

®Riproduzione riservata


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Sofia Facchin

Freelance nell'ambito della comunicazione e content writer, con il pallino della promozione territoriale, collabora con diversi enti, fra cui l'Associazione Musicale "Toti dal Monte" e la formazione musicale "Piccola Orchestra Veneta", di Solighetto (Tv).  Attualmente è  impegnata nello sviluppo del progetto personale "Proprio Dietro Casa", finalizzato alla valorizzazione del Veneto, non solo come meta turistica, ma anche come "luogo dell'anima". Sofia coltiva la passione per i Paleoveneti, dalla cui sapienza antica trae spunti per itinerari e riflessioni sul mondo che la circonda.

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