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Enpa: mille euro per scovare il criminale di Rex

Alla fine lo Zooprofilattico ha accertato che Rex, il pastore tedesco morto a causa di un colpo di fucile, è stato letteralmente giustiziato con un colpo di fucile da caccia esploso a bruciapelo.

Queste ultime notizie, hanno creato ulteriore indignazione, al punto che l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali di Treviso, tramite il suo presidente, Adriano De Stefano, ha diramato un comunicato stampa in cui viene offerta “una ricompensa di mille euro a chiunque fornirà notizie utili alla sua individuazione e, una volta individuato, con la speranza possa finire a processo, e non al classico patteggiamento, si costituirà parte civile.”

Continua il comunicato: “Una brutta storia, come troppe, che lascerà una profonda ferita in chi l’ha subita, ferita che si riaprirà ad ogni sparo durante la lunga stagione di “guerra” alla fauna selvatica, da settembre a gennaio per le doppiette,e per tutto l’anno per bracconieri e uccellatori (vedi il povero cane impigliato in un laccio a Montebelluna proprio ieri).”

Il comunicato segue snocciolando le leggi attuali in vigore per la regolamentazione della caccia, sottolinea quanto la categoria dei cacciatori sia “ una popolazione “coccolata” dalla politica, alla quale sono stati concessi dei grandissimi privilegi.”

Terminando infine con: Non c’è che dire, se tali fatti accadono, è perché, diversamente da altre attività umane, si tende a sottovalutarle per non “disturbare” un fedele elettore.”

 

Qui di seguito riportiamo il comunicato completo:

Alla fine lo Zooprofilattico ha accertato che il povero Rex è stato letteralmente giustiziato con un colpo di fucile da caccia esploso a bruciapelo. L’artefice di tale atto criminale deve essere assolutamente stanato e consegnato nelle mani della giustizia. Affinché ciò accada entro il più breve tempo possibile, l’Enpa Trevigiana offre una ricompensa di mille euro a chiunque fornirà notizie utili alla sua individuazione e, una volta individuato, con la speranza possa finire a processo, e non al classico patteggiamento, si costituirà parte civile.

Una brutta storia, come troppe, che lascerà una profonda ferita in chi l’ha subita, ferita che si riaprirà ad ogni sparo durante la lunga stagione di “guerra” alla fauna selvatica, da settembre a gennaio per le doppiette,e per tutto l’anno per bracconieri e uccellatori (vedi il povero cane impigliato in un laccio a Montebelluna proprio ieri).

Ferite periodicamente aperte comunque, anche nel resto della provincia. Sono innumerevoli le segnalazioni dei crimini commessi contro gli animali (e non solo), con lacci, reti, bocconi avvelenati, spari e minacce, riempiono le cronache quasi quotidianamente. Armi da fuoco che girano dovunque, indisturbate (e incontrollate) sul territorio “spadroneggiando” a piacere. E, anziché aumentare le pene per i reati commessi dai cacciatori a danno della nature e delle persone, s’introducono pene pesanti per chi osa disturbarli.

Non vi è dubbio che si tratta di una esigua minoranza della popolazione “coccolata” dalla politica, alla quale sono stati concessi dei grandissimi privilegi.

Già, perché solo nel ns. Paese esiste l’art. 842 del Codice Civile, che ammette l’ingresso dei cacciatori nei terreni altrui senza il consenso del proprietario.
Faglielo capire, ai cittadini disarmati, che per avere i cacciatori fuori dai piedi devono allestire una costosa recinzione alta 1,20 metri (sostituibile solo da un corso d’acqua perenne profondo un metro e mezzo !) ed espletare una trafila burocratica per munire detta recinzione di tabelle autorizzate dalla Provincia (art. 15 legge n.157 del 1992 sulla caccia).

E a casa? Pregate che il vostro vicino rispetti gli articoli 20 e 20bis della legge 110/75 sulle armi. Il primo articolo dispone che la custodia delle armi e degli esplosivi “deve essere assicurata con ogni diligenza” (ad esempio antifurti, serrature, armadi blindati). Ma è un dato di fatto il malcostume di detenere armi e munizioni da caccia nell’armadio a vetri in salotto (senza serrature), quando non nel box, nel retrobottega di paese, o nella baracca presso l’orto. Pena per i trasgressori? Arresto da uno a tre mesi (le classiche pene contravvenzionali con la condizionale mai espiate in concreto o tramutate in pene pecuniarie) o l’ammenda fino a 258 euro.

L’art. 20-bis della legge 110/75 sulle armi tratta invece del reato di omessa custodia, per impedire che persone minorenni, inesperte nel maneggio delle armi o incapaci si impossessino facilmente di armi e munizioni; anche in questo caso la pena per i trasgressori (il cacciatore che lascia la cartucciera nell’auto posteggiata, il padrone di casa che non preclude ai figli l’accesso ad armadi con armi da fuoco) è l’arresto “virtuale” sino ad un anno, o la più concreta ammenda sino a 1.032 euro (ridotta ad 516 euro se in fatto è commesso nei luoghi di caccia), alla faccia del valore per la vita umana.

Circa gli spari in campagna, quanti proprietari di fabbricati, case e luoghi di lavori possono giurare che i cacciatori che frequentano i dintorni rispettano le distanze di sicurezza?

Occorrono almeno 150 metri per sparare in direzione di una casa o di una strada con fucile a canna liscia (ad esempio il classico semiautomatico calibro 12, frequentemente impiegato nella caccia al cinghiale con le munizioni a palla unica).

Se si spara con una carabina (gittata anche di due chilometri per i grossi calibri) la distanza di sicurezza verso gli immobili dovrebbe essere di una volta e mezzo la gittata massima dell’arma. 50 metri se si vaga con armi da caccia è invece la distanza obbligatoria dalle strade (100 metri quella per le case) quando non si spara in loro direzione; peccato che questa norma sia in assoluto quella maggiormente violata ed oggetto di contestazione di illecito amministrativo da parte degli organi di vigilanza venatoria.

Quanto rischia il cacciatore beccato in flagrante a sparare ad un tordo o a un fagiano in direzione di casa vostra (meno dei 150 metri prescritti) ? Risposta: una sanzione amministrativa di 206 euro (art. 31-lettera E, della legge 157/92 sulla caccia).

Infine, il Decreto del Ministero della Sanità 28/4/1998 (Rosi Bindi) “Requisiti psicofisici minimi per il rilascio ed il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personale” consente il rilascio del porto d’armi per uso caccia anche a gente senza un occhio (e con l’altro occhio esistente anche munito di lente per raggiungere gli 8 decimi !) e senza un braccio (basta la protesi).

Non c’è che dire, se tali fatti accadono, è perché, diversamente da altre attività umane, si tende a sottovalutarle per non “disturbare” un fedele elettore.

                                                                                                                            Adriano De Stefano

Pres. Enpa sez. di Treviso

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Sergio Capretta

Presidente e fondatore Valdo Tv

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