Latte, nel 2018 chiusi 130 allevamenti in Veneto

#Veneto – La rivolta del latte in Sardegna riporta l’attenzione sul comparto anche in Veneto. I dati 2018 dell’Ufficio studi di Confagricoltura Veneto e Cgia confermano il trend negativo dell’ultimo decennio, con la chiusura di oltre un centinaio di stalle in tutta la regione. Sulle imprese che hanno indicato come attività prevalente l’allevamento di bovini da latte, l’anno scorso hanno chiuso 130 allevamenti, passando dai 3.636 del 2017 ai 3.506 del 2018. Un’emorragia continua, perché in quasi un decennio le stalle sono diminuite da 4.938 del 2009 alle attuali 3.506, con una perdita di 1.432 strutture, pari a quasi il 30%.

Anche il prezzo del latte è progressivamente calato, scendendo da una media di 40,65 centesimi al litro del 2014 ai 36,78 dell’anno scorso. Numeri in miglioramento rispetto al 2015 e 2016 (anni del passaggio dal regime delle quote latte al libero mercato), quando era sceso a 33,04. Aumenta invece la produzione di latte, che sale a quota 1.183.000 tonnellate contro le 1.179.000 tonnellate del 2017. A fare la parte del leone sono Vicenza, con 374.000 tonnellate prodotte e Verona con 304.000. Seguono Padova con 207.000, Treviso (164.000), Belluno (52.000), Venezia (48.000) e Rovigo (24.000).

FABIO CURTO presidente della sezione lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto

«In questo momento il prezzo del latte non è malissimo, perché viene pagato 40 centesimi al litro – sottolinea Fabio Curto, presidente della sezione lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto -. Ma il problema sono i contratti, che vengono stipulati sempre a breve termine, senza quindi dare stabilità e certezze ai produttori. Molti di questi contratti in primavera andranno ridiscussi e quindi non sappiamo se le industrie ci garantiranno ancora il prezzo attuale».

Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, osserva che «la produzione di latte in aumento sta ad indicare che, mentre stanno sparendo i piccoli allevamenti, quelli di dimensioni medio-grandi stanno cercando di strutturarsi ampliando le strutture e aumentando il numero di capi. Questo da un lato di traduce in una maggiore efficienza degli allevamenti, che cercano di tenere il passo con il mercato globale, ma dall’altro vuol dire perdere un po’ di presidio del territorio, che i piccoli allevamenti contribuiscono a garantire».

Fonte: https://www.vvox.it

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